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Paese mio che stai sulla collina

 

 

 

 

 

Chiomonte e il cantiere Tav

 

Chiomonte è un Comune che oggi conta circa 900 abitanti, situato in Val di Susa a 750 m. di altitudine.
Da alcuni anni è all’onore delle cronache perché ospita sul proprio territorio il cantiere militarizzato della galleria esplorativa del Tav Torino-Lione. E’ nel 2011 che irrompe su Chiomonte (località La Maddalena, nella valle laterale del torrente Clarea) l’insediamento del cantiere che nel 2005 era risultato impossibile aprire a Venaus per l’opposizione popolare.

 

Risorse economiche ed effetti del cantiere Tav

 

Collocato in un contesto prevalentemente boschivo, negli anni del secondo dopoguerra il paese ha vissuto l’abbandono delle pur ridotte attività di agricoltura ed allevamento in favore dell’impiego in industrie della valle e del Torinese. A distanza di cinquant’anni molte di quelle stesse aziende hanno già chiuso o sono in profonda crisi.

 

Una porzione del territorio chiomontino gode di un’esposizione ed un microclima che consentono, nonostante l’altitudine, la coltura della vite la (definita “eroica” per la gravosità del lavoro nelle vigne di montagna). Si tratta di un’attività che affonda le sue radici in epoca pre-romana, evocata anche nello stemma comunale in cui compaiono due grappoli d’uva; è sempre proseguita nei secoli tra alti e bassi, fino ad una crisi pressoché totale intorno al 1930. Dal 1997 è in atto un tentativo di rilancio dei vini valsusini, tra cui quelli prodotti a Chiomonte: i piccoli volumi di nicchia beneficiano ora della Denominazione di Origine Controllata.
La presenza del cantiere Tav in val Clarea pesa sulle stagioni della viticoltura, costringendo la cooperativa dei produttori ad abbandonare la cantina sociale sita nell’area militarizzata e, per un lungo periodo, sottoponendo l’accesso quasi quotidiano alle vigne a continui controlli di polizia.

 

Fin dal tardo 800, ma soprattutto nella seconda metà del 900, Chiomonte, al pari di analoghi paesi montani, è stato sede di villeggiatura estiva per famiglie torinesi: questo tipo di turismo ha costituito nel periodo una significativa risorsa economica per abitanti, commercianti ed albergatori. Il fenomeno è però entrato in crisi irreversibile dopo il 2000; gli sparuti villeggianti sono stati ulteriormente allontanati dalle conseguenze locali del cantiere Tav: tensione sociale, posti di blocco militari, scontri, lacrimogeni...

 

Una delle poche attrazioni di natura culturale del paese era rappresentata dai resti di un villaggio neolitico costituito da “ripari sotto roccia” con annessa necropoli, sito di importanza europea adiacente al cantiere; dal 2011 l’area è parzialmente inclusa nella zona dichiarata di interesse strategico nazionale, per legge inaccessibile, mentre da anni l’annesso museo è chiuso, dopo essere stato adibito a quartier generale militare e sala di controllo del sistema di sorveglianza.
L’ulteriore danno arrecato dal cantiere al turismo culturale riguarda la Via Francigena, che fin dal Medioevo raggiungeva Chiomonte attraversando proprio quell’area della Val Clarea e che oggi è resa impraticabile da recinzioni e fili spinati.

 

Nella parte più elevata del territorio comunale, al Pian del Frais, fin dal 1930 si è praticato lo sci; l’accesso degli sportivi da Torino è stato favorito dalla costruzione di una seggiovia, già negli anni 50, collegata alla stazione ferroviaria del paese. Fra alterne fortune e difficoltà di bilancio la stazione di sport invernali, gestita da una famiglia di privati, ha resistito negli anni, pur contando su impianti di risalita modesti e piste adatte più che altro a bambini e principianti. Ha dovuto però chiudere dopo le olimpiadi del 2006 per riaprire poi, ma solo parzialmente, nel 2009-2010; anche perché la crisi economica, intanto, colpiva pesantemente la fascia sociale interessata alle stazioni sciistiche minori.

 

Le compensazioni promesse da marinaio?

 

L’operazione di ricollocazione del cantiere Tav da Venaus a Chiomonte è accompagnata da promesse di compensazioni per il Comune, quali la realizzazione della rete di distribuzione capillare del metano in paese e la costruzione di un paravalanghe presso la frazione Ramat. Stranamente Chiomonte era rimasto l’unico paese, tra alta e bassa Val di Susa, a non essere stato raggiunto dal metano; sembra ci volesse, paradossalmente, il danno pluriennale del Tav al territorio affinché il Comune potesse raggiungere dopo vent’anni la parità energetica. In realtà, trascorsi i 6 anni dello scavo geognostico si constata che della rete promessa non c’è (è il caso di dire) ancora un tubo, così come del paravalanghe non c’è un sasso.

 

Neanche la Démarche grand chantier in salsa piemontese ha premiato significativamente Chiomonte: sono stati risibili i vantaggi avuti da alberghi, ristoranti ed esercizi pubblici in paese per l’arrivo dei lavoratori del cantiere; assai più consistenti le ricadute positive per colleghi di Susa e Bardonecchia, ad esempio, per servizi di catering e soprattutto per l’ospitalità in Hotel delle milizie impegnate nel dominio del territorio.

 

Non si è dunque passati dalle parole ai fatti: le promesse di opere di accompagnamento e di ricadute positive non sono state mantenute ma nel frattempo (2013), per battere il ferro finché è caldo, si è provveduto a far balenare nuovi miraggi di futuribili opere compensative legate, questa volta, al progetto definitivo della tratta internazionale del Tav.
La prima promessa è quella di regalare a fine lavori, a vantaggio del Frais, un nuovo svincolo dell’autostrada A32 Torino-Frejus, che va comunque realizzato preliminarmente per esigenze di cantiere: fin dal progetto ciò significa però che l’eventuale rilascio ad utilizzo pubblico non potrà avvenire prima del 2035. Ce la farà ciò che rimane della stazione sciistica ad aspettare tanto?
La seconda è una generica (per non dire vaga) proposta rivolta ai proprietari di case sfitte che dice: ristrutturatele con un mutuo e poi cedetene la gestione ad un ente apposito che vi garantirà di affittarle ai lavoratori del cantiere per tutti gli anni necessari a costruire l’opera.

 

La nuova maggioranza dell’amministrazione comunale, eletta nel Maggio 2014, non nasconde la sua delusione per il nulla di fatto e la preoccupazione per il futuro del paese e prova anche a stilare, nel 2015, un lungo elenco di richieste.

 

Le nuove disponibilità mostrate dall’alto, dai decisori del sistema di compensazioni, non paiono però recepire tali richieste, nonostante la prospettiva di ricadute negative della Torino-Lione sul territorio chiomontino sembri aggravarsi ulteriormente a partire dall’autunno 2016, quando inizia a concretizzarsi la proposta di ampliare notevolmente il cantiere esistente per poter scavare da questo sito, anziché da Susa, il tunnel di base. Il pericolo di maggiori impatti si fa più concreto a Luglio dell’anno successivo, quando la proposta si trasforma in variante di progetto: i cittadini sono sempre più preoccupati per la propria salute e qualità della vita, oltre che per il futuro del loro paese già in declino.

 

Sul terreno di questi timori cresce un’associazione che si ripromette di far arrivare a Chiomonte il massimo possibile delle risorse compensative che saranno stanziate per l’opera. Il suo attuale presidente afferma: “Di certo Chiomonte che da 5 anni subisce le conseguenze di ospitare il cantiere, con quello che accade intorno ad esso e lo dovrà fare per altri 10 e più anni, ha titolo – pressoché unico – e comunque più di ogni altro soggetto a rivendicare i fondi compensativi dell’opera”.
E’ un’associazione privata che contiene personaggi potenti, capaci di muovere finanziamenti e sponsorizzazioni, di fare azioni di lobbying e che pare proprio nasca appositamente per captare e maneggiare fondi destinati al paese: negli anni redige un ambizioso programma (il Progetto Chiomonte 2025) che intende intervenire a 360 gradi su tutte le risorse paesane per aumentarne le potenzialità: vigne, impianti sciistici, case di proprietà.

 

Un’associazione che, viene da pensare, fa senz’altro comodo agli stessi poteri di erogazione: si chiama Imprend’Oc.

(vedi la terza scheda: Lui è il gatto, io la volpe, siamo in società. Di noi ti puoi fidar)